Se devi comprare un macchinario, un furgone attrezzato, un impianto o anche solo un software gestionale, esiste una misura che ti restituisce una parte di quella spesa. Si chiama Nuova Sabatini, lo sportello è aperto e le risorse ci sono. Non serve un consulente per capire se ti riguarda: servono dieci minuti e questa guida.

Parto dal numero che conta di più, perché è quello che quasi tutti sbagliano. Quando leggi «contributo al 2,75%» pensi che su 100.000 € ti tornino 2.750 €. Non è così: ne tornano circa 7.720. Il motivo lo spiego fra due paragrafi, ed è la ragione per cui questa misura vale molto più di quanto sembri a prima vista.

Cos'è la Nuova Sabatini, in una riga

È un contributo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che abbatte gli interessi di un finanziamento bancario acceso per comprare beni strumentali nuovi. Tu vai in banca, chiedi il finanziamento per la macchina; il Ministero ti versa un contributo a fondo perduto che, nella pratica, copre gli interessi — e spesso qualcosa in più.

Non è un bando con una finestra di pochi giorni e una classifica. È uno sportello attualmente aperto: si presenta domanda quando serve, e si va avanti fino a esaurimento delle risorse. Al 13 luglio 2026 risultavano disponibili 1.303.244.703 € sul canale ordinario e 77.187.326 € sulla linea Capitalizzazione (fonte: MIMIT). Attenzione: sono le risorse destinate ai contributi, non un plafond di prestiti bancari.

Quanto vale davvero il contributo

Qui sta il fraintendimento. La percentuale non si applica all'investimento: è il tasso di un piano di ammortamento teorico. Il Ministero simula un finanziamento quinquennale, a rate semestrali, di importo pari all'investimento, al tasso stabilito dalla legge — e ti regala la somma di tutti gli interessi di quel piano.

Tradotto in euro, su un investimento da 100.000 €:

Tipo di investimentoTasso convenzionaleContributo su 100.000 €
Beni strumentali ordinari2,75%circa 7.717 €
Beni 4.0 (macchine interconnesse)3,575%circa 10.092 €
Investimenti green3,575%circa 10.092 €
Capitalizzazione — micro e piccole imprese*5%circa 14.000 €
Capitalizzazione — medie imprese*3,575%circa 10.092 €

Gli importi presuppongono un finanziamento agevolato di 100.000 €, coincidente con l'investimento ammissibile al netto dell'IVA. Il contributo effettivo è quello determinato dal MIMIT nel provvedimento di concessione.

*Sulla Capitalizzazione serve un chiarimento, perché è la riga che illude di più. Non è una corsia più generosa aperta a tutti: è una linea separata, riservata alle società di capitali, e richiede che l'impresa deliberi un aumento del capitale sociale pari ad almeno il 30% del finanziamento, con versamenti e tempi stringenti a pena di revoca. Se hai una ditta individuale artigiana, questa riga non ti riguarda: il tuo riferimento sono le prime tre.

C'è invece un dettaglio che riguarda tutti e vale la pena conoscere: il contributo non dipende dal tasso che ti fa la banca. È calcolato in modo convenzionale. Se riesci a spuntare un tasso più basso di quello di legge, il contributo copre più degli interessi che paghi davvero — e la differenza ti resta in tasca. Vale la pena trattare con più di un istituto.

Chi può chiederla

Possono accedere le micro, piccole e medie imprese — quindi anche una ditta individuale artigiana — che siano:

  • regolarmente costituite e iscritte al Registro delle imprese (comprese le ditte individuali artigiane);
  • nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, quindi non in liquidazione volontaria né sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatoria;
  • non in difficoltà e senza aiuti illegali o incompatibili da restituire;
  • con sede legale o unità locale in Italia.

Non è una misura riservata all'industria: sono ammessi quasi tutti i settori, con l'esclusione delle attività finanziarie e assicurative. Attenzione però a un punto: uno studio professionale accede solo se è organizzato come impresa iscritta al Registro delle imprese — il libero professionista in quanto tale non rientra automaticamente.

Cosa puoi comprare — e l'esclusione che frega tutti

  • macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica;
  • beni strumentali d'impresa, compresi quelli 4.0 e gli investimenti green;
  • hardware e software applicativi, purché capitalizzabili (di proprietà, o con licenza a tempo indeterminato, o con licenza temporanea pagata in un'unica soluzione). I normali abbonamenti mensili a servizi digitali non rientrano;
  • mezzi mobili a uso produttivo, purché nuovi e non ancora immatricolati, esclusi quelli per il trasporto privato di persone.

Restano fuori l'usato, i terreni e i fabbricati, e i beni che non servono al ciclo produttivo.

Ma l'esclusione più insidiosa è un'altra, e va detta forte: la mera sostituzione di un bene esistente non è ammissibile. Le FAQ del Ministero sono esplicite, e fanno anche l'esempio del mezzo obsoleto rimpiazzato con un euro 6: cambiare il vecchio con il nuovo, e basta, non si agevola. L'acquisto deve inserirsi in un programma di ampliamento, diversificazione o trasformazione del processo produttivo.

Tradotto: una falegnameria che amplia o riorganizza la produzione con una nuova sezionatrice, un'impresa di pulizie che aumenta la capacità operativa con nuove lavasciuga, un impiantista che inserisce un furgone officina dentro un programma di crescita — questi rientrano. Chi si limita a rimpiazzare la macchina rotta con una uguale, no. È la differenza fra una domanda accolta e una revocata, e si gioca tutta su come è impostato il programma di investimento.

Gli importi

Finanziamento minimo20.000 €
Finanziamento massimo4.000.000 € — è il tetto complessivo per impresa, non per singola domanda
Durata massima5 anni
Coperturafino al 100% dell'investimento

La soglia dei 20.000 € è quella che taglia fuori gli acquisti piccoli. Si possono mettere insieme più beni in un'unica domanda per superarla, ma non basta sommare acquisti scollegati: devono comporre un programma organico e funzionale, riferito alla stessa unità locale.

Come si presenta la domanda, passo per passo

Qui molti si bloccano, e spesso perché ricevono l'indicazione sbagliata: «vai in banca e chiedi la Sabatini». Non è il primo passo. La domanda si compila prima, online, sulla piattaforma del Ministero, e solo dopo arriva alla banca. L'ordine corretto è questo:

  1. Individui una banca o un intermediario finanziario aderente alla convenzione;
  2. Compili la domanda sulla piattaforma MIMIT (benistrumentali.dgiai.gov.it). Al termine il sistema genera automaticamente il CUP, il codice che dovrà comparire sulle fatture;
  3. Firmi digitalmente la domanda e la invii via PEC alla PEC della banca, insieme alla richiesta di finanziamento o leasing;
  4. Dal giorno successivo all'invio della PEC puoi avviare l'investimento — a tuo rischio, perché la delibera della banca non c'è ancora;
  5. La banca verifica la regolarità formale, chiede al Ministero la prenotazione delle risorse e fa la propria istruttoria creditizia;
  6. Se l'esito è positivo la banca delibera il finanziamento e trasmette i dati al MIMIT, che adotta il provvedimento di concessione;
  7. Concludi l'investimento entro 12 mesi dalla stipula del finanziamento;
  8. Chiedi l'erogazione trasmettendo il modulo RU sulla piattaforma, entro 120 giorni dal termine ultimo previsto per la conclusione del programma.

Due cose da tenere a mente. La prima: l'ordine conta — prima della domanda non si possono firmare ordini vincolanti, ricevere fatture o pagare, nemmeno in acconto. La seconda: non tutte le filiali conoscono bene la misura. Se allo sportello ti guardano perplessi, non è un no: chiedi dell'ufficio che segue la finanza agevolata.

Quando arrivano i soldi (non subito, e non sempre tutti insieme)

È la parte che quasi nessuno racconta, e che cambia parecchio i conti. Il contributo non viene versato al momento dell'acquisto:

  • finanziamento fino a 200.000 €: il contributo è di norma erogato in un'unica soluzione;
  • finanziamento oltre 200.000 €: il contributo arriva in quote annuali, secondo il piano indicato nel provvedimento di concessione, che può esaurirsi fino al sesto anno dall'ultimazione dell'investimento.

Vuol dire che la rata alla banca la paghi da subito, mentre su un investimento importante il contributo lo incassi diluito negli anni. Non è un problema, ma va messo in conto quando si valuta la liquidità.

Gli errori che costano il contributo

  • Comprare prima di presentare la domanda. È l'errore più frequente e questo davvero non si recupera: ordini vincolanti, fatture o pagamenti anteriori alla domanda rendono il bene non agevolabile;
  • Fattura senza CUP e dicitura. Le fatture elettroniche dei beni agevolati, di acconto e di saldo, devono riportare il CUP e il riferimento «art. 2, c. 4, D.L. n. 69/2013». Una fattura trovata sprovvista comporta la revoca della quota corrispondente — ma è prevista la regolarizzazione, e dal 2026 l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione un servizio per integrare il CUP sulle fatture già emesse. Quindi è un guaio da sistemare, non una condanna;
  • Vendere o spostare il bene troppo presto. I beni non possono essere alienati, ceduti o distratti dall'uso produttivo nei tre anni successivi all'ultimazione dell'investimento;
  • Dimenticare la richiesta di erogazione. Il modulo RU va trasmesso nei termini: il mancato rispetto non congela il contributo, lo fa revocare. È l'errore più beffardo, perché arriva dopo che tutto il resto è andato bene.

Il pezzo che quasi nessuno collega: quel macchinario è anche un requisito di gara

Questa è la parte che mi interessa di più, perché la vedo sprecata di continuo.

Un macchinario nuovo può rafforzare la posizione dell'impresa anche nel mercato pubblico. In alcune gare la disponibilità di specifiche attrezzature è un requisito tecnico-professionale, in altre un requisito di esecuzione, in altre ancora un elemento valutato nell'offerta tecnica, con punti assegnati.

Va detto con onestà, però: non è automatico. Comprare una macchina non rende di per sé un'impresa qualificata e non garantisce punteggio. Dipende da cosa chiedono disciplinare, capitolato e criteri di valutazione della singola procedura, e accanto alla dotazione tecnica pesano SOA, lavori e servizi già eseguiti, fatturato, abilitazioni, iscrizioni, personale e certificazioni.

Quello che mi sento di dire è più modesto e più utile: molti artigiani fanno l'investimento, restano sul mercato privato e non si chiedono mai se quella dotazione, insieme al resto di ciò che hanno, apra una porta che avevano dato per chiusa. Vale la pena verificarlo, gara per gara. Se vuoi capire da dove si entra: qui l'ho spiegato passo per passo.

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Domande frequenti

La Nuova Sabatini è un fondo perduto?

Il contributo del Ministero è a fondo perduto: non va restituito. Va però abbinato a un finanziamento bancario o a un leasing, che invece si rimborsa normalmente. Non esiste la Sabatini «senza banca».

Quanto prendo davvero su un investimento da 50.000 euro?

Su 50.000 € di beni strumentali ordinari il contributo è di circa 3.860 €; se i beni rientrano fra i 4.0 o i green sale a circa 5.000 €. Il calcolo è la somma degli interessi di un piano quinquennale al tasso convenzionale previsto dalla legge.

Può accedere anche una ditta individuale artigiana?

Sì. La misura è aperta a tutte le micro, piccole e medie imprese regolarmente iscritte al Registro delle imprese, comprese le ditte individuali. Non è riservata alle società di capitali né all'industria manifatturiera.

Posso comprare il macchinario e chiedere il contributo dopo?

No. La domanda va presentata prima dell'avvio dell'investimento: se firmi l'ordine e paghi prima di aver presentato la richiesta tramite la banca, il bene non è più agevolabile. È l'errore più comune e non è sanabile.

C'è una scadenza per presentare domanda?

No, non è un bando a finestra. Lo sportello è aperto e le domande si presentano in qualsiasi momento, fino a esaurimento delle risorse. A luglio 2026 le risorse disponibili superavano 1,3 miliardi di euro sul canale ordinario.

Posso usare la Sabatini insieme ad altre agevolazioni?

A determinate condizioni sì, per esempio con il Fondo di garanzia per le PMI, che può assistere il finanziamento fino all'80% ma va attivato dalla banca o dal Confidi, non dall'impresa. Attenzione all'anno: per gli investimenti avviati nel 2026 il riferimento non è più il credito d'imposta beni strumentali 4.0, sostituito dal nuovo Iperammortamento 2026-2028. Ogni combinazione va verificata caso per caso, rispettando i limiti di intensità di aiuto e senza superare il costo effettivamente sostenuto.

Il contributo lo incasso tutto subito?

Dipende dall'importo. Fino a 200.000 € di finanziamento il contributo è di norma erogato in un'unica soluzione; oltre quella soglia arriva in quote annuali, secondo un piano che può esaurirsi entro il sesto anno dall'ultimazione dell'investimento.

Posso usare la Sabatini per sostituire un macchinario vecchio?

No, se si tratta di una mera sostituzione: il Ministero la esclude espressamente, e cita anche il caso del mezzo obsoleto rimpiazzato con un euro 6. L'acquisto è ammissibile quando si inserisce in un programma di ampliamento, diversificazione o trasformazione del processo produttivo.

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Fonti: Ministero delle Imprese e del Made in Italy — scheda misura «Beni strumentali (Nuova Sabatini)», pagina «Presentazione domande», pagina «Erogazione del contributo» e Domande frequenti (FAQ) ufficiali; piattaforma benistrumentali.dgiai.gov.it. Dati su tassi, importi, risorse disponibili e procedura aggiornati a luglio 2026. Questo articolo ha finalità informative, non sostituisce la lettura della normativa vigente e non costituisce consulenza: prima di impegnarsi in un investimento conviene far verificare l'ammissibilità del programma.

Fiorenzo Rullo
Fiorenzo Rullo
Fondatore di RC Digital · specialista in gare d'appalto e portali telematici · la sua storia